Lo stesso titolo per due post che poco hanno in comune. Hanno in comune il contenuto, il messaggio, il significato. Stranamente scrivo, prima delle quattro di mattina, un post che sin dall’inizio mi piace. E se ora sto ascoltando Edoardo Bennato, mi sento in obbligo di cambiare la colonna sonora e passare a Bonnie Tyler. Ora l’ho appena fatto. Iniziamo.
Sinceramente ho poco da dire. Ma poco, poco, poco.
Questo non esclude che quel “poco” sia molto, dipende assai da chi legge, come lo legge e, soprattutto, perchè lo legge. Sono solito mettere un link tr.im su Facebook dei miei post perchè, diciamolo, amo vedere le statistiche del mio blog per quanto lo interpreti come un diario personale. Ditemi chi non scrive un diario senza sperare che, un giorno, magari lontanissimo, qualcuno lo legga. Si, un diario è un modo per sfogarsi, ma MAI nessuno ha scritto qualcosa con il preciso intento che non fosse letto. Che fosse un diario, un libro, un articolo o un messaggio. Concedo al massimo la possibilità che uno voglia che il proprio diario sia letto da seppelliti, ma per quanto mi riguarda, scrivo in un blog come se fosse un diario e desidero che qualcuno lo legga, lo commenti, lo posti o lo linki. Non per gratificarmi con il numero di visite uniche o di pagine viste, ma per condividere. Io scrivo quello che voglio che sia condiviso, non quello che voglia rimanga nascosto.. Ho scritto tante volte di cose che voglio rimangano per me o, al limite per Tommi e la Michelina, ma sempre celate o criptate nel testo. Se qualcun altro ne ha inteso il significato, qui lo garantisco, lo ha fatto perchè era un destinatario (più spesso una destinataria) del messaggio. Il destinatario, o la destinataria, di “I really need you tonight” sa benissimo per chi era il messaggio.. Ho perso il filo del discorso.
Pensate di scrivere il tema della maturità e scrivere “ho perso il filo del discorso”.. impensabile!! Iniziate a capire il bello di un blog?!? Nessuno deve o può valutarti, al massimo può linkarti (con la kappa, Niccolò!!!).
Pardon, bisogno fisiologico veloce veloce… Espletato. Dettaglio che potevo evitare, ma anche no.
Qualche minuto fa, elogiavo i pregi di un blog, credo sia il caso di sottolinearne anche i difetti. Se non stai attento a quello che scrivi, sei fottuto. Nella migliore delle ipotesi, se diventi Presidente della Repubblica, qualcuno potrà cercare qualche frase sconveniente nel tuo blog e ricattarti per un posto da portaborse.. ma sono cose che devi considerare, se vuoi scrivere un blog.
Altra ipotesi: sei espertissimo di un qualunque argomento e scrivi un blog specializzato. Sappilo, prima di un anno non fregherà un cazzo a nessuno. Non per cattiveria, ma semplicemente perchè alla gente piace spettegolare, e se parli di Sistemi Operativi, ricette di cucina o trazione integrale (a meno che si tratti di 4motion) non fregherà un cazzo a nessuno.
Ma torniamo al leit motiv del post. Tutto era nato da una chattata con Simone. Finita la chattata, è finita anche la mia ispirazione. Non sono brillo e quindi non ho la voglia nè la capacità disinibita di parlare di quello che davvero vorrei, della donna che vorrei incontrare per strada, del capitolo di tesi che domani vorrei scrivere, della malattia che vorrei evitare, del posto che vorrei evitare o, semplicemente, del post che vorrei scrivere.
Questo post si doveva chiamare “vorrei”.
m.
Io invece vorrei proprio leggere di quello che vorresti.
“Quando scriviamo, leggiamo dentro di noi. Quando leggiamo, scriviamo dentro di noi.”
L’avevo messa qui, come citazione. Era il 1998:
http://www.brunozzi.it/uomo-di-fango/
@Simone: grazie delle tue parole.