Tanti discorsi

Vorrei fare tanti discorsi diversi ma non ho la voglia, il tempo e la possibilità di farli. Poi, esiste un elemento comune che li accomuna tutti (io) e questa necessità di separarli perde di importanza.
Come fa Matteo Grandi in PiacereMagazine, vorrei suggerire un brano da ascoltare durante la lettura di questo post, sempre che tu, lettore, sia interessato a leggerlo.

Se poi l’ascoltiate o meno, io me ne infischio. Del resto, non ho mai ascoltato nessuno dei brani consigliati dal mensile col donca.

Ho iniziato a scrivere oggi pomeriggio, poi è arrivato Campilio e sono andato a Collestrada. Ho fatto un po’ di fila alla cassa della WonderfulSportSystem, ma il gioco valeva la candela. Per il mio amore-bestiolino-sorellino vale ogni cero pasquale. Poi (poi è la parola chiave di questo post) mi sono ritrovato in centro, al “Gus”, quello che una volta era il Caffè Concerto di Filippo, e che ora ha anche una sala a piano terra. Non è più necessario esplorare le viscere immobiliari di Perugia per mangiare qualcosa di buono. In compenso, se sei “fortunato” ti ritrovi al tavolo presidenziale con affaccio su Via Mazzini e con vista su Lino Ricci. Tradotto, sei come una puttana di Amsterdam: stai in vetrina. Qualunque passante infreddolito davanti al vetro, attirato dal caldo raggiante di un locale chiuso, ti guarda e ti squadra. Unica differenza rispetto al quartiere a luci rosse della capitale olandese è la domanda economica: “quanto spendono?” invece di “quando spendo?”.

Poi. Poi devo parlare dei tanti discorsi che ho introdotto prima. Cercherò di fare un discorso chiaro, ma sinceramente non ci tengo. Ognuno dei destinatari troverà senza problemi ognuno dei riferimenti ad ognuno degni argomenti. Ognuno è interessato. Chi non deve capire, non capirà niente. Anche di questo me ne infischio, come del brano di sottofondo.

Poi. Poi ho promesso di linkare un mio vecchio post: eccolo. Fatto. Promessa mantenuta.

Poi. Poi ho promesso di dormire nel weekend, invece eccomi qui. Non fatto. Promessa non mantenuta.

Poi. Poi il discorso. E’ giunta ora. Questa è la volta, un’altra volta, del “succedono cose strane”. Si è banale, ma è vero. La cosa più strana e di cui un po’ io mi vergogno è che mi sono ritrovato a comportarmi (in alcuni momenti) come chi ho sempre detto di detestare. No, non ho pugnalato nessuno alle spalle come dice quella sottosviluppata cerebrale di Gossip Girl Perugia. Apro una parentesi… se mi insultano, mi criticano o mi prendono per il culo, me ne sbatto.. ma dopo mia sorella e mia madre c’è una terza cosa su cui non accetto parole pesanti: la mia carriera accademica. Quindi, tu GG (e non mi riferisco a Gossip Girl, ma alle sue iniziali) non ti azzardare mai più a farlo. Se ce l’hai con il mondo perchè sei un cesso e nessuno “la” vuole, incazzati con te stessa, non nominare MAI PIU’ il mio curriculum scolastico! La prossima volta ti vengo a prendere a casa, ti strappo l’intestino a mani nude e ti ci frusto finchè sei viva. Chiaro?!? Chiusa la parentesi violenta.

Poi. Cazzo. Mi sono perso il filo del discorso. Sarà che le mie mani sono gelate mentre la mia testa è a mille gradi centigradi grazie al colbacco russo.

Poi. Poi mi sono reso conto dopo innumerevoli anni che “No!!! Col cazzo!!! Col cazzo che sarò sempre qui!! Ci sono stato e non me ne pento (anzi ne vado orgoglioso), ma non ci sono più e non ci sarò mai più!! Poche parole mi hanno reso indifferente ad ogni tuo dramma. Come direbbe il mio nuovo capo, se hai problemi mandami un’email a ferrucci@sticazzi.com”. Poi rimani davanti al pc in attesa di una risposta. Poi. Poi IO devo ricevere una tua lezione. Non mi cercare, non essere disponibile, non essere gentile, mandami affanculo, rompi la “mia amata sbarra”, insultami e fai quanto più crudele sia in tuo potere.. E’ un tuo diritto. Nonchè una mia necessità per crescere. Altrimenti, dovrò dare ragione al “50%-1″ della popolazione mondiale e cadrebbe ogni mia certezza. Poi. Poi, amante che mi tradisci con l’idraulico ed il pittore, non voglio, non posso e non devo seguire il tuo consiglio. Lo apprezzo, ma non cerco chi corrisponde al tuo profilo. Cerco il caso su sei miliardi e sono devoto a San Giuda Taddeo Lebbeo, non a San Stronzo. Poi. Poi tu che hai condiviso un banco con me per mille e più volte, fattela prendere bene…. prendi anche quel pezzo di carta, poi ogni registratore analogico sarà ai tuoi piedi. Poi. Poi tu non credere che doveva succedere sarebbe successo. Questo lo dice chi ha appena studiato tutti i tempi dei verbi. Però lo apprezzo, perchè domani ne potrei approfittare in modo e spirito diverso. Poi. Poi stasera ti veniva da vomitare, me l’hai detto. Ma non è stato il pranzo porchettaro del ristorantino romano che “non sembrava così male”, è stato il ribrezzo verso la società che ci circonda (aggiornamento del giorno dopo.. è stata l’influenza). Poi. Poi tu fatti passare ogni Para-noia. Superiamo ogni Para-noia. Inchiodiamo ogni Para-noia causata dal ghiaccio. Non devono esistere Para-noie. Parliamo in prima persona plurale. NOI. Noi fa rima con poi. Poi fa rima con stella cometa. Oppure no?!? Per quanto mi riguarda, poi fa rima con stella cometa. Io, almeno, voglio far finta di si. Io amo le farfalle, i colbacchi di pelo, le lettere scritte di pugno, il mouse con l’impronta della mano. IO VOGLIO CREDERCI.

Io ho detto tutto quello che dovevo e potevo. Forse non tutto quello che volevo. Ho fatto tutto quello che dovevo. Forse non tutto quello che volevo e potevo. Ma il volere è un potere di cui non dobbiamo abusare. Però il volere è anche potere… Inutile innescare un vortice senza fine. Domani mattina mi sveglierò mezz’ora prima del previsto. Questo è una delle cose che non devo fare, ma che posso fare e che voglio fare.

m.

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