Noi amiamo Attrezzino e suoi attrezzini…
m.
“La vita di famiglia perde ogni libertà e bellezza quando si fonda sul principio dell’ io ti do e tu mi dai.”
Henrik Ibsen (1828-1906),
autore drammatico norvegese.
La colonna sonora di questo (breve) post è “All that she wants” degli “Ace of base“.
Questa era la premessa. Il fatto che con “shift+enter” si vada a capo senza aprire un nuovo paragrafo è un altro conto.
Già in altre occasioni ho descritto la beltà di alcune situazioni, prettamente casuali, delle quali si conserva un piacevolissimo ricordo. Nel caso specifico, parlo di una colazione a tarda notte, o primissima mattina, tra vecchi e cari amici. Situazione nella quale si scoprono altarini, si ricevono messaggi, si effettuano chiamate, si ricordano eventi, si eventuano ricordi. I neologisimi sono la mia nuova passione, per chi non lo avesse capito.
E’ il contesto esatto per tirare fuori vecchi post come, ad esempio, “Il governo che ci meritiamo: la mia Cesena“.
E’ la situazione perfetta per ringraziare il “lungo-saccente-ebreo” per la sua amicizia incondizionata, eterna e senza paragoni. Un’amicizia super-partes, o semplicemente super. Un’amicizia dove fioccano consigli e dove non esistono giudizi. Un’amicizia basata su pacchetti di fazzoletti lanciati sulle scale, di schietti ragionamenti scaramantici, di polmoni svedesi e prestanti motori tedeschi. E’ la ciabatta al tonno, così come il panino integrale, che ci unisce, ci divide, ci fonde e ci rende eternamente amici. E’ “giugno”, è “malattia”, sono mille insignificanti soprannomi a rendere speciale qualcosa di regolare.
E’ il cap. a ciliegia, la mania per la musica, per la subbbbaqqqua, per il Milan, per la Juve, per l’Inter, la mancanza di pelo, l’abbondanza (ai tempi) di tempo, a renderci unici.
Siamo noi, siamo quelli del 5°H del Liceo Galilei 02/03, della 5°A Montessori 94/95, ad essere speciali. Perchè noi siamo noi, e voi, come diceva Alberto Sordi nel “Marchese del Grillo”, non siete un cazzo.
m.
“L’Europa diventerà quello che in realtà è, cioè un piccolo promontorio del continente asiatico?”
Paul Valéry (1871-1945), poeta francese.
Via Luca Sartoni.
m.
Con mio grande dispiacere, un gruppo di tre persone non ha deciso se definire o meno il meretricio il “miglior lavoro del mondo”. Peccato, poteva essere interessante.
m.
Stranamente non abbiamo pagato cara la scelta di dividere (in quattro) il “motherburger” di “Burger&Beer Joint”. Il “lungo-saccente-vichingo-tesoriere” sostiene di averne mangiato piu’ di tutti. Il “presidente” ha provato a tenere il passo, il Marti si e’ arreso a meta’. Io ho fatto la mia parte. Ecco la foto scattata mentre due signorine si apprestavano a tagliarlo con una sega.
m.
Qualcuno forse ricorda la parte prima di questo post: “I love my Kyocera“.
Rimangono validi i punti menzionati nella scorsa occasione, con le dovute eccezioni:
Il punto 12 è stato il colpo di fulmine.
E’ anche vero che questo telefono e’ la dimostrazione di quanto sprechino gli americani in qualunque settore: e’ un telefono usa e getta, ma non per modo di dire, tra un mese lo butto. E’ anche il telefono dei terroristi: pagato in contanti e senza nessun documento richiesto.
m.
Sarebbe interessante organizzare una conferenza sulla “teiera”.
La teiera, intesa non come contenitore ma come persona dedita alla nobile arte del teabag, svolge un ruolo fondamentale nella societa’ odierna. Numerosi trattati, che linkero’ a breve, argomentano e spiegano la funzione sociale della teiera, con particolari riferimenti al rapporto di coppia, il volontariato e al regime fiscale di cui si beneficia.
Sostanziali aggiornamenti nei prossimi giorni.
m.
Con un minimo di impegno, si trova sempre una connessione aperta… magari non e’ schietta, ma comunque la dashboard di WordPress la si riesce ad aprire!
m.
PS: questo post e’ per il lungo che tra una mezz’ora non credera’ alle mi docili parole.